“Chiamatemi Elliot”

La star di Juno e The Umbrella Academy fa coming out


Il primo dicembre, la persona che fino al giorno prima era conosciuta come Ellen Page, nota per i ruoli in Juno, The Umbrella Academy, Inception, Tallulah e altre decine di produzioni cinematografiche, ha dichiarato attraverso un post sulla sua pagina Instagram di essere transgender.


“Hi friends, I want to share with you that I’m trans, my pronouns are he/they and my name is Elliot”: così, l’attore esordisce nel suo messaggio ai fan, e prosegue “I can’t begin to express how remarkable it feels to finally love who I am enough to pursue my authentic self”.


La risposta mediatica alla sua dichiarazione è stata fortissima. Da una parte, ci sono i fan che hanno dimostrato supporto, importanti testate mediatiche come Vanity Fair che hanno lodato il messaggio della star e amici e colleghi che l’hanno ringraziata per il coraggio; accanto alle lodi, come sempre, nelle scelte totalmente private e personali di una persona – che è anche famosa – non mancano le critiche di estranei.


E così, si sono fatti strada sui media messaggi minatori verso Elliot Page, provenienti da parte di coloro che invocano la sacralità della natura di fronte a tutto ciò che non condividono. Per coloro che pongono a fondamento della loro morale la contrapposizione naturale/contro natura è necessario perpetuare tradizioni – costruite dall’uomo nel corso della storia – anche quando esse contrastano con nuovi standard morali e culturali o ledono i diritti di altri. Pertanto, per questi “illuminati” ogni membro della comunità LGBTQ deve essere convertito alla legge naturale. Probabilmente, i propugnatori di questa idea di natura non sarebbero felici di sapere che nella natura, a loro tanto cara, non esiste il genere.

I ruoli di genere, i primi ad essere difesi dai conservatori in nome della legge naturale, sono artificiose produzioni umane piuttosto che fattori biologici.


Infatti, la scienza per eccellenza, che studia i comportamenti degli umani in relazione tra loro, la sociologia, ritiene che la nostra identità di genere non sia il risultato di una differenza biologica sessuale innata – differenze ormonali e anatomiche – ma il prodotto di secoli di istruzione al proprio ruolo. Io non sono nata, ma diventata donna, riproducendo il genere che mi è stato affibbiato.


Si delinea, quindi, una distinzione fra la nozione di sesso e quella di genere: la sociologa Ann Oakley definisce il sesso come la struttura biologica che differenzia la donna dall’uomo, mentre la biologia non spiega il ruolo sociale attribuito a uomini e donne nella società. Il genere, proprio perché dipende da costruzioni sociali, non è stabile, ma si costruisce sulla base della società e del nostro ruolo in essa.


Talcott Parsons, illustre sociologo, sostiene che un ruolo di genere ci sia affidato alla nascita; chi non riesce a conformarsi ad una serie di comportamenti, insegnati come naturali, è etichettato come “vita di scarto”, e subisce delle conseguenze – sia fisiche che psicologiche – a causa della sua diversità. Parsons ritiene che l'identità di genere sia una costruzione sociale ideata per mantenere l’equilibrio nella società e rendere più veloce l’assegnazione di certi compiti.


Il genere ha un copione ed è stato provato e riprovato nei secoli attraverso la socializzazione. Noi, in quanto attori, non siamo, ma riproduciamo il nostro genere attraverso il modo in cui parliamo, in cui ci vestiamo, in cui consumiamo i prodotti del capitalismo. Tutte le società del mondo sono definite da una divisione di genere, organizzata in modo che il benessere, la ricchezza ed il potere siano inegualmente distribuiti tra uomini e donne. Il genere può essere anche un'identità che giustifica e legittima una forma di organizzazione sociale nota come patriarcato. Per avere accesso ai privilegi del patriarcato, l’uomo si deve conformare allo standard descritto dalla mascolinità egemonica; secondo alcuni studi, un’importante causa dei crescenti tassi di depressione e suicidio del genere maschile è insita proprio nella crisi della capacità dell'individuo di adattarsi agli standard di machismo previsti.


Il genere è una norma sociale creata per velocizzare i rapporti tra umani e tra società, e spesso la richiesta di conformarsi ad un'idea precostituita di donna o uomo danneggia l’individuo.

Insomma, il modo più semplice di acquistare l’approvazione del gruppo è muoversi, vestirsi, comportarsi e parlare come prevede il genere a cui siamo stati assegnati. Per questo è coraggiosa l’azione di chi, come Elliot Page, si ribella alle norme sociali in nome di qualcosa di più grande: la felicità, sua e di tutti quelli che sta già ispirando a seguire la propria strada.


Essere se stessi è rivoluzionario e significa rischiare di diventare scarti della società, per questo Elliot termina così la sua toccante lettera: “I see you, I love you and I will do everything I can to change this world for the better” .


Articolo a cura di: Arianna Roetta



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