Catcalling: le molestie di strada

E se cambiare lato della strada non bastasse?



La paura ha tante forme, tante sfumature. Se ci si guarda attorno, la si può vedere nei piccoli gesti, che spesso vengono ignorati: come accade quando si rinuncia ad una passeggiata perché è troppo buio, oppure si preferisce arrivare in ritardo facendo una strada sicura piuttosto che addentrarsi nei vicoli. La città diventa una riserva di caccia e le donne sono le prede preferite.


“Catcalling”, anglicismo traducibile in “molestie di strada” che in concreto si manifestano con fischi, schiamazzi, versi e gesti di apprezzamento nei confronti di una donna. Parole e sguardi viscidi che si appiccicano ai vestiti e che difficilmente si riescono a togliere: si insinuano, diventando un pensiero fisso. Secondo uno studio della Coronell University (Ithaca, Stato di New York) datato 2015, si afferma che l’80% delle ragazze intervistate in Italia aveva subito almeno un episodio di molestie di strada, prima del compimento della maggior età. La maggior parte delle vittime afferma che per queste ragioni presta molta più attenzione ai propri outfits, preferendo abiti coprenti a quelli più scollati. Altre ragazze rinunciano allo sport praticato nei parchi ed altre ancora non si sentono sicure a girare da sole, sia in centro che in periferia. Inoltre, molte donne – sia giovani che non – riferiscono di non uscire di casa senza aver condiviso la propria posizione live su whatsapp con qualcuno di fidato. La nostra quotidianità è questo: paura.


La lingua italiana non dispone di aggettivi che possano descrivere le sensazioni che si provano quando ci si sente fischiare da dietro, non ci sono vocaboli che riescano a rendere l’idea. Inutili, sporche, sbagliate, abusate, abusive, oggettivizzate, nude, trafugate, violate; ma anche arrabbiate, affrante, impotenti, abbandonate, dimenticate, indifese, colpevoli.


In Francia, il catcalling è diventato un reato dal 2018, in quanto è considerato vero e proprio danno morale e non un tentativo consensuale di frequentazione.


In Italia, invece, dove questo fenomeno è tra i più frequenti, non si è fatto nulla. Si cerca di giustificare i molestatori incolpando le vittime; se poi le vittime sono donne, viene molto facile. Secondo Loredana De Rosa, psicologa specializzata in violenza di genere dell’Associazione Differenza Donna, il fatto che, in Italia, queste non siano considerate molestie ma complimenti, è espressione di un radicato sistema a base patriarcale, unito ad una tradizione di dominio maschile su quello femminile.



Queste molestie sono la concretizzazione della considerazione di cui “godono”, oggi, le donne in Italia: i pensieri viscidi che si rendono manifesti alla luce del sole, davanti a tutto il popolo che si gira dall’altra parte.


Per fortuna molte donne, grazie soprattutto ai social, stanno iniziando ad alzare la voce, a denunciare a chi di dovere cosa accade nelle strade. Post, video, stories e hashtags stanno contribuendo a creare un mondo più sicuro per le giovani ragazze: infatti, sono state create anche applicazioni per smartphone in cui, una volta registratesi, è possibile inserire – su una mappa – le strade nelle quali più spesso si incorre in molestie di strada, in maniera tale da evitare che altre donne debbano passarci. Spazi liberi in cui le donne possano sentirsi capite, ascoltate e spalleggiate: vere e proprie opere di solidarietà.


L’unico modo per fermare i fischi e le parole è fare più rumore di loro. Urlare che non ci va più bene e che non tollereremo mai più di sentirci oggetti dei loro bisogni animali.


Articolo a cura di: Victoria Pevere



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