Capire D’Annunzio

Chi era Gabriele D’Annunzio? Troppe volte questo grandissimo scrittore viene ricordato unicamente come l’autore di “La pioggia nel pineto”, opera di certo meravigliosa, ma non la sola degna di nota nella sua produzione.


Perché allora non provare a capire questo poeta attraverso un suo romanzo? Sto parlando de “Il piacere”, pubblicato a Milano nel 1889, opera interessante soprattutto perché Andrea Sperelli, il protagonista, è l’alter ego dello stesso D’Annunzio: la perfetta delineazione dell’esteta secondo il quale la vita deve essere il più simile possibile a un’opera d’arte, in una sovrapposizione peculiare di molti artisti decadenti.



L’arte è dunque il valore supremo, a cui devono essere subordinati tutti gli altri valori. Andrea Sperelli fa un vero e proprio elogio alla poesia, al verso, e si può cogliere dietro le sue parole quelle di D’Annunzio poeta, che loda l’arte da lui prediletta. D’Annunzio è perfettamente consapevole del potere delle parole, sia come strumento di persuasione (era anche pubblicista e ideò slogan per il fascismo), ma anche come evocatrici di immagini e sensazioni, ed è maestro nel sfruttarle per ottenere effetti di musicalità. I termini da lui usati non sono mai quotidiani e bassi (come accadeva talvolta in Pascoli, nel suo tipico plurilinguismo), ma sempre aulici e lirici.


Nel “Piacere”, Sperelli sostiene che Il Verso è tutto e può tutto, e chi lo usa a proprio vantaggio è ovviamente il poeta, che per D’ Annunzio è anche vate, genio al di sopra della massa borghese, è anche superuomo (semplificando le teorie di Nietzsche) ed esprime il massimo dell’aristocrazia e della raffinatezza. La gioia del poeta, secondo Sperelli/ D’Annunzio consiste nell’ esprimere un pensiero in un verso perfetto e immortale.


In prosa, ma soprattutto in poesia. Esempio lampante, come già espresso in precedenza, è “La pioggia nel pineto”, sostenuta da un’accuratissima scelta di lessico, di metrica, di rime, di sonorità, al punto che la forma prevale sul contenuto, una delle critiche più frequenti rivolte a D’Annunzio. L’episodio narrato infatti è abbastanza elementare, si tratta di un uomo e una donna innamorati che vengono colti dalla pioggia mentre si trovano in una pineta. Quello che caratterizza questa poesia è invece la straordinaria musicalità. Ogni albero ha un suono peculiare, ma anche i versi sembrano quelli di una canzone, grazie alle assonanze e all’accostamento di parole per formare un effetto onomatopeico. La pineta parla, suona sotto “innumerevoli dita” e l’uomo si fonde con questa natura, con questo spirito silvestre non solo metaforicamente, ma quasi fisicamente. Pare che il volto della donna sia una foglia, che i capelli siano come ginestre, che il cuore sia una pesca, che i denti siano mandorle acerbe. Questa fusione è un momento di estasi, di rapimento, è “il divino torrente di gioia che invade d’improvviso tutto l’essere” come scrive D’Annunzio nel Piacere.



Se volessimo invece capire D’Annunzio inserendolo in una corrente, potremmo trovare nel suo panismo e nel suo estetismo tratti in comune con il movimento Decadentista e Simbolista. L’estetismo infatti è uno dei tratti fondamentali del Decadentismo, ed è il protagonista di tre romanzi: il Piacere di D’Annunzio, Il ritratto di Dorian Grey di Oscar Wilde e Controcorrente di Huysmans. I personaggi presentano un atteggiamento di distacco dalla società di massa, sono individualisti raffinati, con una personalità inquieta e destinati a una fine tragica: questo è il prezzo della ricerca della bellezza.


Non è tutto: non solo gli autori decadenti scrivono romanzi di esteti, ma cercano di esserlo a loro volta. In particolare D’Annunzio e Wilde tentano di fare della loro vita un’opera d’arte, D’Annunzio con scandali, piaceri, ricchezze, ma anche con azioni politiche e militari (l’impresa di Fiume), Oscar Wilde con la figura del dandy, ostentando eleganza nei modi e nel vestire e stupendo anche in modo provocatorio ed eccentrico.


Con il Simbolismo invece D’Annunzio ha in comune il panismo e la riduzione dell’Io a puro istinto, non mediato dalla razionalità. Il poeta coglie dei legami fra sé stesso e la natura che vengono celati agli altri, coglie delle “corrispondenze”, termine usato da Baudelaire nell’omonima poesia. Diventa dunque un essere privilegiato, un veggente, un uomo che sa andare oltre la superficie per scoprire la vera essenza delle cose. Chi era Gabriele D’Annunzio? Di certo, un personaggio più complesso di come siamo soliti ricordare.


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Articolo a cura di: Maria Luisa Da Rold



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