Boyhood - 12 anni di riprese

Nel 2002 il regista Linklater seleziona un bambino di otto anni per girare un film con titolo provvisorio “The twelve year project”, terminando le riprese solo nel 2014.

Niente CGI, niente controfigure o attori diversi. Per dodici anni, ogni anno, il regista raduna la troupe e gli attori per girare alcune scene, in modo da seguire di pari passo la crescita degli attori e quella dei personaggi.

L’esperimento del regista e scrittore del lungometraggio voleva che questo film fosse vero, intimo e che lo spettatore potesse assistere alla crescita di un ragazzo - interpretato da Ellar Coltrane - nell’America del XXI secolo, in particolare nella terra natia del regista stesso: il Texas.



Il film segue la vita di Mason, dai sei anni all’arrivo al college, cogliendo l’occasione per immortalare momenti significativi della storia contemporanea americana e degli sconvolgimenti politici e sociali del primo decennio del 2000. Incorporando rimandi ai nuovi cult di questo periodo, quali Harry Potter e Star Wars che fanno della pellicola una finestra sulla vita quotidiana. Momenti accompagnati sullo sfondo dalle melodie dei Coldplay, e in seguito dei Daft Punk.


Boyhood non è un semplice romanzo di formazione, non è fatto di grandi momenti o intrighi e avvenimenti fuori dal normale, la sua forza sta proprio nelle visioni di quotidianità, nelle litigate con la sorella nel retro della macchina, nel primo giorno di scuola, il susseguirsi di tagli di capelli, i compleanni, la prima passione, la libertà che solo un adolescente sente la prima volta che può prendere la macchina e andarsene in giro con i finestrini abbassati in un’estate calda.

Perché è di questo che sono fatte le nostre vite: attimi più o meno banali, in cui decidiamo di vedere qualcosa, qualcosa di grande, qualcosa di felice, anche qualcosa di triste, l’importante è che sia qualcosa.


Un po’ come Stephen King quando scrive i suoi libri, Linklater non crea storie, lui crea personaggi e lascia che questi agiscano liberamente nel loro universo. Non si possono costringere dei personaggi in posizioni, azioni e storie che non sono loro. Si crea una persona, dotata di carattere, valori, pensieri e si lascia che sia questa a guidare la narrazione.


Un’altro esperimento interessante di Linklater è sicuramente la trilogia costituita da Prima dell’alba, Prima del tramonto e Before midnight, che, al pari di Boyhood, ha molto a che fare con il tempo, anche se con un'accezione diversa.

Boyhood vuole che chi guarda, veda in poche ore lo sviluppo di Mason, dalle radici familiari e il rapporto turbolento con i genitori all’affermarsi di un’identità nel mondo.


La trilogia invece è una esperienza completamente diversa, perché lascia che gli amanti protagonisti del film invecchino insieme allo spettatore, perché questi tornino sempre nuovi, diversi, cambiati essi stessi dagli anni a rivedere la coppia.

Proprio a causa della sua passione per il momento, che vale più di una vita, di anni di relazione, Linklater ci mostra ore. Nel 1995 ci fa conoscere Jesse e Celine, dal momento esatto in cui essi entrano l’uno nell’esistenza dell’altro, ripresentadoceli poi nel 2004 e dando un epilogo alla storia solo nel 2013, richiamando ovviamente sempre gli stessi attori.

Se in Boyhood in due ore sono racchiusi anni di vita, in “Prima del tramonto” e nei seguenti, osserviamo passo per passo poche ore della loro vita, che ci svelano però anni di avvenimenti che non ci è dato conoscere.


La cosa sicuramente più interessante delle produzioni del regista è che ritraggono persone che cercano di connettersi a livello umano, piuttosto che grandi avvenimenti. La trama non esiste: esistono persone, scambi, circostanze, perché la vita non ha né trama né finale, succede e basta. Boyhood riesce a catturare l’esperienza del passaggio dall’adolescenza all’età adulta come farebbe un impressionista, cogliendo il celebre attimo fuggente, fermando sulla tela dell’opera istanti, dialoghi, luci.



Insomma, le produzioni di Linklater sono forse non adatte a tutti, ma di sicuro uniche nel suo genere, da vedere almeno una volta nella vita.

Vi invito quindi a visionare Boyhood (disponibile su Amazon Prime), e vi lascio con uno dei miei dialoghi preferiti del film:


«Mason: So what’s the point?

Dad: Of what?

Mason: I don’t know. Any of this. Everything.

Dad: Everything? What’s the point? I mean, I sure as shit don’t know.

Neither does anybody else, okay? We’re all just winging it, you know?

The good news is you’re feeling stuff. And you’ve got to hold on to that.»


Articolo a cura di: Arianna Roetta



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