Ben Mazué – cantare (la vita e) l’amore

Benjamin Mazuet, in arte Ben Mazué, è un compositore e un cantante fra i più attivi nell’attuale scena musicale francese. Sognatore, romantico e talvolta malinconico, ci racconta la vita e l’amore per come essi appaiono, descrivendoli ora con la tenerezza e l’incanto dei bambini, ora con la maturità e l’esperienza degli adulti.



Nel 2011 ci dona il suo primo album, “Ben Mazué”. Fin dalla prima canzone “Case départ” (“Punto di partenza”) ci parla di sé: capelli rossi e occhi azzurri, termina gli studi di medicina ma sente di non essere felice e ritrova la pace nella musica. Quando gli suggeriscono di riprendere in mano la sua vita di prima, lui non demorde e si aggrappa al suo sogno…e nessuna scelta si rivela più giusta. Questa canzone introduce un viaggio che prosegue per tutto il disco e che ripercorre le sue scelte e i suoi ricordi, ma che ci mette anche di fronte al nostro modo di rapportarci con gli altri e di reagire alle sfide della vita. È un album che con toni rap, due featuring, due canzoni in lingua inglese e testi apparentemente personali, ci parla di Ben e al tempo stesso di tutti noi, spiegandoci quanto i nostri sentimenti possano essere simili nonostante viviamo esperienze diverse.

Il secondo album, “La règle des trois unités” (La regola delle tre unità) esce nel 2012 e, come spiega lo stesso Mazué, trova la sua ragione d’esistere nella regola del teatro classico, per cui uno spettacolo deve:

1) durare non più di un giorno;

2) svolgersi nello stesso luogo;

3) portare sulla scena elementi fra loro collegati.

Dal primo punto emerge la scelta di sole sei canzoni che integrano il primo album, mentre per quanto riguarda il secondo e il terzo punto, l’autore ha rivelato di aver incontrato i suoi collaboratori e colleghi (gli elementi dell’azione) in un appartamento del quartiere Montparnasse (stesso luogo).



Diverse nello stile – ormai lontano dal rap e più vicino al pop – ma non nel soggetto, sono le canzoni del terzo album, “33 ans” (33 anni, 2014). Il filone narrativo di quest’altra pepita è la vita, distinta in varie fasi ordinate cronologicamente: si inizia con la nascita, seguono i “14 anni”, i “25 anni”, i “35 anni”, i “54 anni” e i “73 anni”. Sono tutti brani intervallati da canzoni che raccontano nel dettaglio l’adolescenza e il primo amore, i primi dubbi e le prime certezze, fino ad arrivare a “Peut-être qu’on ira loin” (Forse andremo lontano) – la grande promessa fatta alla moglie – e a “Vivant” (Vivo), una poesia per ricordare la madre, ormai defunta.


Mi piace ricondurre al disco “La femme idéale” (La moglie ideale, 2017) la totale consacrazione dell’autore all’amore: la velocità diminuisce, i testi sono più teneri ed emergono i sentimenti di Ben per la moglie, al punto che dopo aver ascoltato tutto l’album, ci sembra di aver guardato tutta la loro storia d’amore dal buco della serratura. In un battito di ciglia, sono già trascorsi dieci anni e lui è ancora al fianco della “donna ideale”, con cui ha avuto due bambini. Non ci illude che l’innamoramento sia un evento gestibile e che la convivenza sia come bere un bicchiere d’acqua; al contrario ci dice che la vita di coppia deve avere alla base un sentimento solido, pena ritrovarsi vittime dello scorrere del tempo, che può renderci ciechi davanti al dono di trovarsi accanto alla persona amata nonostante siano passati molti anni. “Moglie, sorella, amante eccezionale, anima gemella” – queste, le parole con cui Mazué descrive la sua donna ideale (lui l’ha già trovata), che sa destreggiarsi fra la cura dei figli, il lavoro e gli impegni quotidiani. Ma ci parla anche dei momenti bui, delle incomprensioni, di quando si chiede quale dei due si lascerà trascinare dalla corrente e chi invece, perdonando l’altro, crederà che ne sarà valsa la pena annaspare per restare a galla. Lui, intanto, attenderà davanti al mare che uno dei due “avrà il coraggio di ammettere che tutto questo era solo un grande miraggio” e che “le grandi lame e le alabarde” portino via tutto (“La mer est calme”, Il mare è calmo).


E in effetti, questo momento arriva. Nel 2020, Ben Mazué incide il suo quinto disco “Paradis” (Paradiso), che proprio in queste settimane porta in tournée nelle più grandi città francesi. A differenza di tutti gli altri, quest’album parla della quarantena, del lutto e soprattutto della fine dell’amore in ogni sua sfaccettatura. I testi affrontano diverse tematiche legate alla separazione dalla moglie: il modo in cui spiegarla ai figli senza che questi smettano di credere nell’amore, la difficoltà di condurre una vita da single dopo anni di relazione, fino ad arrivare alla proposta fatta alla moglie di ricominciare una nuova vita insieme lontani da tutto ciò che li ha divisi (la routine, il lavoro, le altrui pressioni e richieste…).


Ben Mazué, prima di essere un cantautore appassionato e appassionante, è una persona che ama molto e altrettanto soffre. Non è facile per nessuno descrivere la fine di un amore, ancor meno lo è per lui. Durante un’intervista gli è stato chiesto cosa pensasse del tramonto della sua relazione e lui ha risposto “è una bella storia d’amore che è finita, ci sono storie d’amore molto belle che però finiscono” … e ciò non toglie loro né bellezza, né dignità. A ogni modo, lui ce la metterà tutta per ricominciare, animato dalla sua sensibilità e dal suo noto ottimismo, promettendo ai fan “sarò io colui che si prenderà cura degli altri” (“Gaffe aux autres”) – cosa che fa già benissimo con le sue canzoni.


Con l’augurio che tu possa riuscirci ancora. Grazie, Ben.


Articolo a cura di: Benedetta Pitocco



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