Badiucao: una mostra d’arte in nome della lotta per i diritti umani

Il Museo di Santa Giulia a Brescia, dal 13 novembre 2021 al 13 febbraio 2022, ha aperto le porte al pubblico in occasione della mostra intitolata “La Cina (non) è vicina”, una fusione tra diritto e arte contemporanea”.


Chi è l’artista che si cela dietro queste opere? Scopriamolo insieme!



Badiucao, nato a Shangai nel 1989 e attualmente residente in Australia, sviluppa la sua vocazione artistico-politica alla giovane età di diciotto anni, durante il percorso di studi all’Università di Legge della sua città natale.


Il suo primo impegno in ambito politico si concretizza attraverso una serie di affissioni in luoghi pubblici di illustrazioni contro ogni tipo di controllo ideologico, realizzate attraverso uno stile graficoe multicolore molto simile alla propaganda pop comunista.


Non a caso è conosciuto anche come il “Banksy cinese”, per la sua lotta in nome dei diritti umani che, ad oggi, combatte a volto scoperto.


(Sei curioso di scoprire chi è Banksy? Clicca sul seguente link: https://www.ilconfrontoquotidiano.com/post/dismaland-bemusement-park-il-parco-distopico-dei-non-divertimenti-ideato-da-banksy).


Perché le sue opere non sono state mostrate al pubblico prima d’ora?


Strano, ma vero, la mostra tenuta a Brescia non è stata la prima ad ospitare le opere di Badiucao.


Nel 2018, infatti, l’artista avrebbe dovuto esporre ad Hong Kong alcune delle sue migliori opere, ma una lettera intimidatoria da parte del governo cinese obbligò a porre fine all’evento prima ancora che avesse inizio.


Una serie di minacce lo aveva perseguitato anche in Australia, luogo d’esilio in cui continuava a produrre le proprie opere d’arte e a renderle note attraverso i social media.



Tuttavia, quello non è stato l’unico caso in cui si è tentato di troncare sul nascere la fama dell’artista-dissidente: di recente la città di Brescia ha ricevuto un’altra lettera da parte della Repubblica popolare cinese che, con toni perentori, intima al Sindaco E. del Bono di sospendere l’iniziativa poiché “reca pericolo alle relazioni Italia-Cina”.


Nonostante le circostanze, la Fondazione Musei ha dato ugualmente il via alla mostra.

Come simbolo di contrasto nei confronti della linea politica cinese, Badiucao ha rappresentato in uno dei suoi dipinti dal titolo "Xi's going on a bear hunt" il famosissimo Winnie The Pooh, bandito in Cina poiché diventato l’alter ego di Xi Jinping in versione cartoon.


Tra le opere che immortalano maggiormente la situazione politica della Repubblica Popolare Cinese degli ultimi anni vi è "How China controls coronavirus", formata da quattro icone illustrative che riportano le indicazioni su "come indossare la mascherina". La particolarità? La mascherina diviene simbolo del silenzio, poiché usata per "tappare" la bocca delle persone, come dimostra l'iscrizione correlata "Silence is healt".


Molto simile per tematica è "NoICan tNoIDon tUnderstand", un'opera che evoca diversi significati: da una parte un uomo che indossa la mascherina e cerca di articolare delle parole per farsi capire invano; dall'altro un significato intrinseco, nascosto, che indica la censura messa in atto in Cina in merito al Covid-19.


Badiucao durante la mostra ha ringraziato la città di Brescia per aver tutelato non solo i suoi diritti di fronte alle minacce dell'ambasciata cinese, ma anche quelli di tutti i suoi connazionali al di fuori dei confini che vorrebbero poter manifestare il proprio pensiero.


Il Museo di Santa Giulia ha concesso di portare alla luce una serie di opere ricche di significato, un'arte fino ad ora negata.


Articolo a cura di: Serena Luvero



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