Augusto e la nascita del Principato

Aggiornamento: 24 nov 2020

Dopo l’assassinio di Giulio Cesare (44 a.C.), il panorama politico Romano si era nuovamente frammentato e la lotta tra potentati era tornata ad essere una realtà.



I principali contendenti sono due ed hanno entrambi l’origine del proprio potere nella figura di Cesare: da un lato vediamo il giovane Ottaviano, designato nel testamento di Cesare come suo figlio adottivo ed erede, dall’altro Marco Antonio, il fidato braccio destro dell’ex dittatore, che godeva di grande popolarità tra il popolo e l’esercito.


Dopo una iniziale fase di scontri, durante la quale Ottaviano rafforzò il suo potere a Roma, i due riuscirono ad approdare ad un accordo ufficiale, costituendo, con l’inserimento di Marco Emilio Lepido, il Secondo Triumvirato. Unendo le forze, in questo modo diventava possibile completare la vendetta contro Bruto e Cassio, i due principali artefici dell’assassinio di Cesare.


Lo scontro, che si tenne a Filippi nel 42 a.C., fu guidato principalmente da Marco Antonio (vista l’inesperienza militare di Ottaviano), che conseguì una brillante vittoria. Con questa vittoria, Antonio e Ottaviano disponevano dell’intero mondo Romano, ma non potevano naturalmente convivervi in armonia tra loro. Così si decise per una spartizione: a Ottaviano toccò l’Occidente con Roma, ad Antonio l’Oriente con tutte le sue ricchezze e a Lepido, il terzo e quasi politicamente insignificante triumviro, toccò l’Africa settentrionale. Con la fine del Triumvirato nel 32 a.C., la spaccatura tra Ottaviano e Antonio, divenuta negli anni molto profonda, si fece insanabile. Il casus belli si presentò quando Marco Antonio ripudiò pubblicamente Ottavia, la sorella di Ottaviano, per sposare Cleopatra, donna straniera e mal vista a Roma sin dai tempi di Cesare.


La battaglia, che avvenne ad Azio nel 31 a.C., ebbe come esito la decisiva vittoria di Ottaviano. Antonio, trovandosi senza più speranza di rivalsa, si suicidò poco tempo dopo assieme a Cleopatra. Ottaviano veniva a trovarsi ora senza rivali politici e al comando di più di cinquanta legioni, ma con una posizione di fatto insostenibile sul piano istituzionale.


Lui stesso, nelle sue Res Gestae, parlando di questo periodo, dirà di aver esercitato un potere assoluto in base ad un non precisabile consensus universorum, che era evidentemente un fatto politico straordinario. Nel 28 a.C. rimise solo formalmente la gestione della Repubblica nelle mani del Senato, e quindi del popolo, che lo nominò princeps senatus. Nel successivo gennaio del 27, il Senato gli conferì una ulteriore serie di poteri e onori, tra cui il potere militare, l’imperium, e il potere dei tribuni della plebe, la tribunicia potestas. Così si venne ad individuare una prima soluzione formale alla sua posizione, ulteriormente consolidata con il conferimento del titolo di augusto.


Tuttavia ciò che conferiva notevole prestigio al principe non era tanto il titolo di augusto, che conferiva alla sua persona un’aura quasi divina, quanto la sua auctoritas, che per i Romani richiamava direttamente l’autorità del Senato e del pater familias, sancendo così la superiorità di Augusto rispetto agli altri uomini. Con il passare degli anni Augusto accumulò sempre più titoli e poteri, tra i quali, alla morte di Lepido nel 12 a.C., il potere religioso in qualità pontifex maximus, a cui si aggiunse nel 2 a.C. il titolo di “padre della patria”.


I quarantuno anni di regno di Augusto sono caratterizzati da continue riforme attuate in ogni campo, sia istituzionale (tra i tanti provvedimenti è importante ricordare la riduzione del numero dei senatori da mille a seicento), sia sul piano militare, con l’ampliamento dei confini dell’Impero.


Come strumento importantissimo per consolidare e mantenere il potere, Augusto promosse un’accorta propaganda, celebrata attraverso le arti letterarie con il contributo di autori come Orazio e Virgilio, e attraverso numerose opere pubbliche, tra le quali, in particolare, la costruzione dell’Ara Pacis, tramite la quale si esaltava la Pax Romana introdotta dal Princeps.


Così alla sua morte, avvenuta il 19 agosto del 14 d.C., Augusto lasciò al suo successore Tiberio (figlio di primo letto della moglie Livia, divenuto erede dopo una travagliata successione) un nuovo ordinamento statale, conosciuto come Principato o Impero, che avrebbe continuato a caratterizzare il mondo romano per i successivi cinque secoli, imprimendo, come il suo stesso ideatore, un profondo marchio nella Storia.


Collaborazione - articolo a cura di Giacomo Sabbatini di @frammenti_di_storia_romana



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