Anno nuovo, sempre più “Presente”

“Credo che esistano due categorie di persone: quelle che fuggono da qualcosa

e quelle che cercano qualcosa. O forse è più preciso dire che ci sono persone che smettono di fuggire da qualcosa e cominciano a cercare, e persone che non iniziano mai a cercare perché sono troppo impegnate a fuggire. Diventare adulti è smettere di fuggire, cominciare a cercare e poi restare, essere presenti a se stessi senza scappare di fronte alla realtà. La vita è resistenza”.

Dal libro “L’appello” di Alessandro D’Avenia


Dieci studenti con la maturità da affrontare compiono un viaggio di crescita che li porterà a raggiungere la vera Maturità che consiste nella consapevolezza delle proprie fragilità e nella volontà di mostrarle alla vista, alla vita.


In che modo? Attraverso la sapiente guida di un maestro cieco. Privarsi del senso più chiarificatore ed illusorio che si possiede è l’unico modo per osservare realmente se stessi e chi ci circonda, a volte. Spesso l’unica strada per raggiungere l’essenza di noi stessi è toccare a mani nude l’assenza di certezze, molte delle quali si rivelano pregiudizi e false credenze che ci inducono ad una misera sopravvivenza.



Questa è la storia di ragazze e ragazzi che hanno fatto delle loro difficili storie i loro luminosi nomi. Questa è la storia di un insegnante che da un momento all’altro si è ritrovato a vivere nel buio e ha capito che l’unico modo per non lasciarsi travolgere dalla paura è camminare con lei. E con l’amore.

Gli occhi dell’amore, infatti, non si possono chiudere, neanche a fronte di una malattia degenerativa perché sono proprio quelli i soli a permettergli di essere uomo, padre, marito, maestro e vigile osservatore delle Stelle.


Gli alunni si sono lasciati osservare dalla cecità del maestro ed il maestro si è fatto custode delle loro parole esattamente come fa un esploratore nei confronti delle bellezze che incontra lungo il suo cammino: si lascia meravigliare dalla luce che emanano, non le illumina.


È appena scattata la mezzanotte che ha sancito l’inizio di un nuovo anno. C’è un famoso detto che dice “Anno nuovo, vita nuova”. Fino a pochi mesi fa non riuscivo a capacitarmi di come un solo anno potesse avere la potenza di una vita intera, poi mi sono resa conto che da un anno all’altro possono cambiare tante cose. Dipende tutto da quali domande ci poniamo e soprattutto se abbiamo il coraggio di compiere questo atto.

Il protagonista del libro fa ai suoi alunni undici domande; io decido di invertirle, in modo che si inizi da gennaio e si finisca con dicembre.



Gennaio – Che cosa hai cercato in queste vacanze di Natale e cosa cercherai in questi ultimi mesi di scuola?

Febbraio – Quale è il tuo desiderio, cosa vuoi creare nei prossimi 15 anni?

Marzo – Cosa è l’appello per te?

Aprile – Cosa contengono per te le 4 stanze del cuore (dolore, gioia, paura, desiderio)?

Maggio – Come va con la tua luce, quale forma ha preso, dove è incastrata e dove sta brillando?

Giugno – Come vorresti la scuola?

Luglio – Chi sei, che cosa sei venuto a portarci che prima non c’era? O quale tipo di amore custodisce la tua persona?

Settembre – Quale è il tuo nome e la tua storia?

Ottobre – Quale è il tuo buco nero?

Novembre – Quale è stato il tuo più importante momento di sincronia?

Dicembre – Quale è un argomento che ti riguarda?


Ad Agosto non è associata alcuna domanda, nel libro così come nella vita: nel primo non è presente perché si fa riferimento all’anno scolastico della quinta superiore, nella seconda perché questo mese è caratterizzato dal riposo a cui ogni animo ha diritto per riflettere e stare con se stesso. Invito tutti coloro che stanno leggendo quest’articolo a porsi le stesse domande, con l’obiettivo nei prossimi mesi di lavorare per iniziare a coglierne le risposte.


Ancora una volta, Alessandro D’Avenia regala ai suoi lettori una via di salvezza dalla sicurezza che la realtà di oggi ci vorrebbe assicurare: invece di guidarci all’espressione, cristallizza nell’impressione la nostra autenticità.


Per coloro che non smettono mai di ricercare la pienezza di loro stessi e della vita, per tutti i ragazzi che non cessano mai di riscoprire nell’etimologia della parola “adolescente” la sua intrinseca possibilità di “andare verso” ed è per tutti coloro che da “adulescentes” sono diventati “adulti”.


Articolo a cura di: Emanuela Braghieri



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