Anima: la rappresentazione di un mondo gelido

Da quando Netflix ha iniziato a rilasciare un certo numero di cortometraggi, in realtà da quando ha rilasciato il corto di Lynch, ho iniziato a dare un’occhiata a questa sezione della piattaforma trovandomi di fronte, in maggioranza, prodotti di una banalità sconcertante – non che le aspettative fossero alte d’altronde -, tuttavia, anche se in minoranza, mi è capitata sotto gli occhi anche un’opera interessante: Anima, con la regia di Paul Thomas Anderson e la partecipazione di Thom Yorke.



La scena si apre sul tunnel di una metropolitana e segue il movimento del mezzo lungo i binari che sembrano proseguire all’infinito, uno stacco di camera ci porta, poi, all’interno della metro dove gli anonimi passeggeri indossano quella che sembra una tuta da lavoro e si muovono come fossero tutti narcolettici: il collo cede, la testa oscilla e si lascia cadere, gli occhi sono chiusi. Uno scambio di sguardi fra un uomo e una donna, che improvvisamente aprono gli occhi, dà il via al ripetersi meccanico e ossessivo dei movimenti dei passeggeri in una coreografia convulsa che lascia spazio a una certa sensazione di disagio e che viene accompagnata da una delle canzoni del nuovo album di Yorke, di cui segue il ritmo.


I passeggeri scendono in stazione e la camera segue i movimenti dell’uomo precedentemente menzionato, il quale, anche se ugualmente bizzarro, sembra diverso dagli altri: egli è meno meccanico e sembra quasi non riuscire ad adattarsi alla corrente di marionette mosse dall’inerzia. Strane forze sembrano regolare i movimenti dei personaggi e dell’uomo, mentre egli cerca di raggiungere una valigetta nera.


Cambia l’ambientazione, che di colpo si sposta in una caverna in cui l’uomo, al buio, corre letteralmente contro le correnti di figure che, messe in fila, continuano la loro macabra danza, mentre egli giunge ad uno scenario metafisico in cui a opporsi al suo ricongiungimento con la valigetta, si presentano ancora una volta gli individui in tuta.


Un balletto che sovverte le leggi di gravità assorbe anche il protagonista che, nonostante cerchi di fuggire, è influenzato dal movimento degli zombie che come invertebrati si agitano in preda alle convulsioni.


L’uomo viene nuovamente catapultato nella realtà dove incontra nuovamente la donna del principio, legandosi a lei in un coreografico turbine di corteggiamento silente fatto di bizzarri abbracci, sguardi, carezze. Allora i due fuggono insieme, si stringono e, d’un tratto, è giorno e l’uomo, come appena sveglio, è illuminato dalla luce del Sole che attraversa il finestrino del bus.



Sarebbe inutile, oltre che stupido, suggerire un’interpretazione di un prodotto costruito per far riflettere, interessante, però, è aggiungere, infine, una curiosità: il corto “Anima” non è altro che la trasposizione visiva dell’omonimo album pubblicato da Thom Yorke nel 2019 ispirato alle teorie di Carl Jung sull’anima e alle sue filosofie del sogno, il CD nasce infatti in collaborazione con lo storico, amico e collega, Nigel Godrich.


Articolo a cura di: Miriam Stillitano



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