Anche il tè ha la sua filosofia

La prima volta che bevi un tè con uno di noi sei uno straniero, la seconda un ospite onorato, la terza sei parte della famiglia” – Haji Ali, capo del villaggio Korphe, Pakistan.



Partendo dagli Imperi cinesi, passando per i Monaci Zen e Geisha giapponesi, con tappa tra gli ambulanti dell’India, per approdare infine negli aristocratici palazzi Europei, il tè è quella bevanda che racconta leggende e testimonia l’andare dei secoli. Il rituale del tè unisce, nella sua semplice gestazione e nell’antica tradizione, epoche e popoli di tutto il mondo.


La tradizione vede il tè nato in Cina, attorno al nono secolo, diffusosi pian piano in Giappone e poi in tutto l’Oriente per giungere infine in Europa e in Occidente. Da un documento europeo del decimo secolo sembrerebbe addirittura che le imposte sul sale e sul tè di Canton rappresentassero la principale entrata del luogo. E lo stesso Marco Polo riporta che un ministro delle finanze cinese sarebbe stato addirittura destituito nel 1285 per aver eccessivamente incrementato le imposte su questa bevanda.


Fin dalle sue origini prendere il tè rappresenta un cerimoniale, un culto spirituale utilizzato ad esempio dai monaci per rimanere svegli durante le lunghe notti di meditazione. Per il poeta Wang Yu Cheng il tè è in grado di inondare l’anima come un appello diretto, e il cui delicato gusto amaro è come il ricordo di un saggio consiglio. Il suo utilizzo non è mai stato solo un passatempo e da sempre ha assunto i connotati di una vera e propria filosofia: esprime un mezzo per realizzare se stessi. È nel XV secolo che il Giappone, ricalcando le orme della vicina Cina, eleva questa bevanda ad una religione dell’arte del vivere: la cerimonia del tè è considerata tuttora la massima espressione dell’estetica zen. Essa si svolge di fatto nella stanza del tè, anche detta dimora della fantasia o dell’asimmetria: anticamente una capanna di legno e paglia, più piccola delle più piccole case giapponesi (Okakura Kakuzo – Libro del tè), cui si accede da una bassa porticina che induce, per entrare, a prostrarsi in segno di umiltà. È una semplice costruzione che serve da asilo alle impressioni poetiche (ibidem); uno spazio piccolo studiato per conciliare i vari esercizi di presenza mentale. All’interno vi si trova una nicchia detta tokonoma sulla quale viene esposto un poema o una composizione adatta di volta in volta alla situazione. Il bollitore, o kama, viene posizionato in una buca quadrata nei mesi più freddi mentre nei mesi caldi viene posto in un braciere. La stanza del tè è un luogo spirituale, spoglio delle ricchezze usuali o delle ostentazioni del superfluo, arredato quindi secondo l’estetica zen che unisce l’eleganza e l’armonia delle forme alla tranquillità dell’animo. La stanza del tè deve poter essere un luogo che aiuti a liberarsi dai pensieri assordanti e induca ad una sorta di vuoto mentale, ovvero una liberazione dalle preoccupazioni della vita e attaccamenti del quotidiano. I pochi elementi decorativi in essa presenti sono spesso lasciati incompiuti e posti in modo asimmetrico poiché solo ciò che è in divenire riesce a dare impulso allo stimolo creativo. E secondo la filosofia zen ciò che connota una casa non sono le assi statiche, pareti o soffitti, bensì gli spazi vuoti che in essa possono trovare riempimento grazie alle facoltà dello spirito.


I giapponesi nella loro cerimonia utilizzano il tè matcha, pregiatissima polvere fine dal colore verde brillante, ricavata dalla macinatura a pietra delle stesse sue foglie. È un tè ricco di caffeina ma anche di catechine: da un lato quindi l’aspetto eccitante e dall’altro la spinta al rilassamento. Questo tè inoltre non segue le regole dell’infusione ma viene preparato per sospensione, ovvero più lentamente, emulsionando la polvere all’acqua. Il chasen, tipico frullino in bambù e la chawa, tazza giapponese sono infine gli strumenti che corredano il rituale. C’è un tè per ogni stagione, per ogni momento, per ogni occasione, per ogni umore e offrirlo e condividerlo con qualcuno è un vero onore.



La cerimonia del tè è un rituale che si svolge in modo silenzioso e sacrale in cui la tazza passa di mano in mano. Ciascun movimento, ogni parola e sguardo sono misurati attentamente e ognuno deve potersi immergersi in quell’atmosfera, osservare l’ambiente, ascoltare i rumori e i silenzi, apprezzare gli utensili rispettandone la preziosità al pari delle imperfezioni. Armonia, rispetto, purezza e tranquillità sono i capisaldi di questa tecnica filosofica e sono - anche ai giorni nostri e nonostante i giorni nostri- tramandati di generazione in generazione con la curanza e passione tipica degli orientali.


Articolo a cura di: Lisa Bevilacqua



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