2022: la guerra che non ti aspetti

Perché Putin ha scatenato questo conflitto in Ucraina? È la domanda che

rimbalza su tutti i media mondiali e che ogni essere umano senza distinzione di razza,

nazionalità, religione, appartenenza politica ed ideologica, si è posto in questi giorni.

Le molteplici e variegate risposte che esperti di geopolitica, strateghi militari, analisti

finanziari e politici più o meno perspicaci ci hanno fornito delineano un quadro

abbastanza chiaro dei motivi che hanno spinto il dittatore di Mosca ad optare per

questa scellerata decisione.



Dai vari dibattiti è emerso chiaramente che la Russia di oggi è una grande potenza militare che però si regge su un sistema economico fragile, sostenuto principalmente dal mercato energetico che ne rappresenta l’asset cardine intorno al quale ruota tutta la politica economica, e non solo, del paese. Ed è proprio questa fragilità economica che spinge l’oligarchia russa ad attuare una

politica espansionistica volta a riesumare la defunta URSS per scongiurare il pericolo di rimanere schiacciati tra i due attuali, indiscussi colossi mondiali: Cina e Stati Uniti, le due potenze economiche che dettano in questo momento i ritmi e le rotte dei flussi finanziari globali.


L’allargamento ad est della Nato e la preoccupazione della presenza dei missili occidentali a pochi passi dalla capitale - circostanza tra l’altro già realizzata dall’occidente con l’annessione dei paesi baltici - è soltanto il pretesto, ovvio e banale, per giustificare agli occhi del mondo le azioni militari che serviranno a portare a termine il progetto imperiale del Cremlino.


E l’Europa? Possibile che uno stratega, o presunto tale, come Putin non abbia previsto la reazione del vecchio continente? Oppure, considerando i rapporti sempre più stretti con alcuni stati dell’unione (Francia e Germania su tutti, ma anche Italia), ha creduto di poter gestire agevolmente il fronte europeo? Ha creduto di poterlo dividere al suo interno, come credeva forse di poter dividere la Nato che il suo amico Trump voleva addirittura sciogliere?


Probabilmente si! Putin ha sicuramente sottovalutato la reazione europea, come ha

sottovalutato la reazione di un giovane aspirante leader europeo, quel Zelensky che,

Illustrazione di Manuel Caringi indipendentemente da come si concluderà questa triste pagina della storia, lo ha ridimensionato agli occhi del mondo intero: un moderno Davide che con i suoi

modesti mezzi sta combattendo con scaltrezza il gigante Golia. Ed allora è giunto il momento storico di fare quel passo che attendiamo ormai da troppo tempo. Quel passo che l’Europa moderna, patria indiscussa della democrazia e dei diritti dell’uomo, ha fino ad oggi tentennato a fare per una serie di motivi legati soprattutto alle radicate e marcate strutture nazionali. Quel passo che ci porterebbe ad occupare un ruolo centrale nella regolamentazione degli equilibri economici e geopolitici mondiali. Quel passo insomma che darebbe vita agli Stati Uniti

d’Europa.


Alla luce degli eventi che stiamo vivendo, e che ci coinvolgono direttamente dopo quasi settanta anni di relativa pace, siamo obbligati assolutamente a muoverci in questa direzione. È indispensabile una vera unione soprattutto da un punto di vista economico e militare oltre che politico. Si, anche militare. Abbiamo purtroppo constatato che non possiamo pensare di poter difendere i valori fondanti della democrazia, che fanno ormai parte della nostra cultura, soltanto con i buoni propositi e la diplomazia. Costruire un esercito europeo e renderlo forte ed efficiente è l’unico deterrente da opporre, nostro malgrado, ad alcune realtà politiche e culturali che intessono, ancora oggi, le relazioni della loro struttura sociale sulla forza e la prevaricazione. Insomma “lupo non mangia lupo” è l’inconfutabile attestazione che la saggezza dei nostri nonni conserva nel tempo la sua fondatezza, per lo meno fino a quando esisteranno i “lupi”.

Sta proprio in quest’ultimo aspetto la risposta alla nostra domanda iniziale e riguarda proprio la forza e la prevaricazione dell’uomo forte che “vuole avere sempre ragione e non accetta il dibattito”, che non accetta la democrazia, vero suo spauracchio, poiché lo svuoterebbe di ogni sua prerogativa.


E così quell’uomo forte, che siede da più di vent’anni al Cremlino, da qualche tempo

ha iniziato a scrutare nervosamente le lancette dell’orologio con quell’insicurezza che

investe ogni essere umano all’avvicinarsi del crepuscolo della vita.

L’uomo forte sa che contro il tempo non c’è battaglia, si perde in partenza, poiché non esistono missili, ne carri armati, ne testate nucleari - uniche “doti” di cui purtroppo dispone - che possano invertire il corso dell’esistenza. Ed allora ecco giungere il momento per provare a vincere almeno una guerra nella vita, una guerra importante, al centro della scena, nel cuore del “mondo che conta” che lasci il segno nella storia, alla ricerca di quell’illusoria immortalità che paradossalmente nessun’arma può garantire.


L’immortalità armata un ossimoro che ha generato mostri ed ha imbrattato e continua ad imbrattare di sangue innocente intere pagine della nostra storia.


Articolo a cura di: Antonino Marino




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