2020: L’anno del respiro

Basta scostarsi da tutto ciò che si sta facendo, prendere tempo, chiudere gli occhi, ascoltare. Ed è in quel momento, in quel preciso istante, quasi evanescente, che ci accorgiamo di qualcosa di cui non tenevamo conto dieci secondi prima, né tantomeno dieci anni prima. In quel breve, brevissimo, intervallo di tempo, in cui ci estraniamo da tutto il resto, ci rendiamo conto che respiriamo. Possiamo sentire l’aria che entra e che esce, il suono della nostra gabbia toracica che si riempie di ossigeno e il lavoro muscolare dei polmoni.


Tutto questo poco prima era solo un movimento automatico, dettato da precise cellule neuronali che fanno in modo di far funzionare i muscoli polmonari, senza che necessitino di un nostro diretto controllo, seppure abbiamo controllo su di essi, visto che possiamo fermarne l’attività. Ma respirare, non ci era mai sembrato di farlo, eppure ci siamo fermati, ci siamo concentrati, e lo abbiamo sentito. Il bizzarro sta nel fatto che, immediatamente dopo, è come se dovessimo tenerlo a mente e ricordarci di respirare.


Tutta questa digressione, per spiegare come l’anno che si sta concludendo, la situazione sanitaria che stiamo vivendo, non di molto si allontana da quel momento in cui ci fermiamo per accorgerci di respirare.


Il Covid-19 è un virus che colpisce proprio il nostro apparato respiratorio, ci toglie il respiro, ci priva della libertà di fermarci e miracolosamente renderci conto che respiriamo. Ci rende deboli perché respirare è ciò che meglio esprime la vita dell’uomo su questa terra. Quindi, proprio quest’anno, è stata la malattia a farci accorgere che respiriamo, nel senso più umano possibile, ci ha mostrato la nostra debolezza. Nonostante lo sviluppo della tecnica e della tecnologia, questo 2020 ci ha posto davanti la nostra fallacia, la nostra incompletezza, una consapevolezza che avevamo perso nel tempo, data la mole di progresso a cui siamo giunti nell’ultimo ventennio.


Gli antichi questo lo sapevano bene, sapevano che l’uomo, nella sua dimensione corporale e sensitiva, era semplicemente una foglia in balìa del vento burrascoso, ma, d’altro canto, erano consapevoli anche del fatto che, tramite la sua attività intellettiva, avrebbe saputo trovare un modo per ripararsi da quel vento. Ed anche questo ci ha fatto riscoprire questo anno. Tutto il lavoro compiuto da medici, infermieri, assistenti sanitari, ricercatori, paramedici, non è forse il risultato di una superiorità intellettiva dell’uomo? Sono cose che la filosofia ha indagato per molto tempo, giungendo quasi sempre alla stessa conclusione: l’essere umano ha una ragione che lo guida oltre le problematiche di questo mondo, che gli permette di risolverle, a suo vantaggio ovviamente. Basti pensare alla rapidità con la quale abbiamo sviluppato il vaccino.


Altro punto fondamentale è il respiro nella cultura greca. In greco il respiro è indicato solitamente con la parola “pnèuma” (pensiamo alla pneumatologia), ma a volte possiamo trovare espresso il concetto di respiro anche con la parola “psychè”. Questo vocabolo è molto particolare, poiché il suo significato primo è quello di “anima”, anima che è stata trasmessa nel corpo umano tramite il soffio, quindi il respiro, di Zeus. Il respiro è anche l’anima, senza respirare, anche l’anima soffre. Ricco di metafisica questo vocabolo.


Colpevole di aver soffocato il respiro dell’uomo, in questo duemila venti non è stato però solo il Covid-19, ma anche l’uomo stesso attraverso gravissimi episodi di razzismo. L’episodio di George Floyd è il primo di una lunga serie, di un uomo che urla “I can’t breath”, un uomo che non respira, sopraffatto dal suo simile. Soffermiamoci allora a riflettere su come la stessa ragione umana che è in grado di produrre il progresso nella tecnologia e nella scienza non sia in grado di comprendere che non esistono razze, ma solo uomini. Ciò a cui dobbiamo prestare attenzione è il respiro, l’anima, la libertà.


La filosofia oggi ha il compito di salvarci portandoci di nuovo alla coscienza di ciò che siamo e di ciò che possediamo. La filosofia ci fornisce gli strumenti per riflettere su delicate tematiche sociali, come il razzismo; ci permette di analizzare e trovare una possibile spiegazione al comportamento umano nelle azioni quotidiane ma anche nelle situazioni più estreme, come nel pieno di una pandemia.


Ad ogni modo, dobbiamo sempre ricordarci del respiro, della nostra anima, che possiamo intendere sia come entità metafisica, ma anche come porsi di fronte al mondo in maniera razionale e ponderata. Facciamo caso ogni giorno al nostro respiro ed esortiamo gli altri a fare altrettanto. In un modo in cui il progresso avanza e l’anima e la coscienza imputridiscono, facciamoci caso al respiro!


Articolo a cura di: Marco Mariani



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