13 novembre: Giornata Mondiale della gentilezza

“Voglio che tutti voi siate coraggiosi nel praticare la “piccola gentilezza”, creando così un’ondata di gentilezza che un giorno investirà tutta la società giapponese”.

Queste, le parole pronunciate nel marzo 1963 da Seiji Kaya, allora presidente dell’Università di Tokyo, agli studenti laureandi.



Il movimento giapponese “Japan Small Kindness Movement”, nel 1988 dà inizio alla ricorrenza che verrà contraddistinta con il nome di “Giornata mondiale della gentilezza”. Durante questa giornata, ogni persona deve fornire il proprio contributo nei confronti del prossimo. Come? Attraverso un gesto altruista o un semplice sorriso, aiutando qualcuno in difficoltà, cercando di essere più solidali e più aperti verso l’altro. In una società dinamica, in costante evoluzione e soprattutto frenetica, spesso si tralasciano le buone maniere, dando per scontati alcuni gesti. L’obiettivo di questa giornata è proprio questo, ricordare l’importanza delle buone maniere, perché non si è mai troppo di fretta per essere educati e gentili.


“Dovremmo riempire il cuore di gentilezza, la bocca di educazione, le mani di accoglienza e la testa di buoni libri. Forse solo così potremmo tornare a essere umani.” (Fabrizio Caramagna).


Essere gentili equivale a essere sensibili, empatici, pazienti, garbati e avere sempre un gesto di cortesia gratuita nei confronti di un amico, di una persona cara, ma anche nei confronti di un perfetto sconosciuto. Piccoli gesti che non ci impoveriscono, ma che colmano di gioia il cuore di chi li riceve. Essere gentili al giorno d’oggi significa anche avere un grande pregio. Non è facile essere gentili, specialmente quando ciò viene paragonato a essere deboli e privi di carattere. La vera gentilezza, invece, risiede nelle persone dal carattere forte e determinato, nelle persone altruiste e aperte verso a chi le circonda.


“La quantità di gentilezza disponibile è limitata, proprio come è limitata la quantità di luce. Ovunque ci troviamo, noi proiettiamo un’ombra su qualcosa, ed è inutile spostarsi continuamente da un posto all’altro per migliorare le cose, perché l’ombra ci viene dietro. Bisogna scegliere un posto dove non si fa danno, e rimanerci ben saldi, affrontando la luce del sole.” (Edward Morgan Forster)


Mai come nel periodo di pandemia appena trascorso, a causa del Covid-19, l’essere gentili si è rivelato essere “un anticorpo” fondamentale per l’umore delle persone. Secondo studi recenti, manifestare dei comportamenti gentili può avere un effetto positivo sulla salute delle persone, con altrettanti risultati soddisfacenti anche nel contesto sociale. Secondo tali studiosi, infatti, essere ottimisti, praticare tecniche di rilassamento, perdonare, essere grati e appunto gentili, si rivelano essere un’importante arma contro lo stress. In questo particolare momento storico, tali gesti di fiducia, di amore verso il prossimo, rappresentano le basi verso un futuro più ottimista e solidale con tutti. La gentilezza dovrebbe essere come un virus, ma di quelli buoni e innocui, il cui contagio genera effetti benevoli sull’organismo umano, migliora l’umore, l’empatia e le relazioni.



“Una parola delicata, uno sguardo gentile, un sorriso bonario possono plasmare meraviglie e compiere miracoli.” (William Hazlitt)


Oggi un grande contributo ed esempio, ci viene anche fornito da Papa Francesco, il quale ha ridato valore e importanza – nell’enciclica “Fratelli Tutti” – alle tre paroline magiche: “Grazie, Per favore, Posso?”. In un mondo aggressivo e volgare, la gentilezza è un modo bello per costruire il mondo che è la casa comune di tutti.

Non solo il 13 novembre, ma ogni giorno, ricordiamoci che un gesto gentile può fare la differenza!


Articolo a cura di: Gisella Carullo



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