È strano. Se un pensiero ti domina, lo trovi dappertutto, ne senti perfino l’odore nel vento

Durante l’adolescenza succede spesso di sentirsi incompresi, di non vedersi rispecchiati in nessun progetto che i tuoi amici, i tuoi familiari o semplicemente la società ti propone o ti affibbia forzatamente. La maggior parte delle volte, in realtà, non si ha nemmeno un’idea precisa del proprio futuro, ma il fatto stesso di vedersi rinchiusi in una gabbia che viene decisa esclusivamente da altri tende a soffocare più di quanto succederebbe se si scegliesse la propria prigione. Questi pensieri, dubbi, preoccupazioni, angosce e fallimenti, tutte caratteristiche dei ragazzi che vanno dai 13 ai 19 anni sono magistralmente esemplificate dallo scrittore tedesco Thomas Mann, premio Nobel per la Letteratura nel 1929, precisamente nel suo romanzo breve – o racconto lungo – Tonio Kröger, pubblicato nel 1903 a due anni di distanza dalla sua maggiore opera, I Buddenbrooks.



Figlio di un console e di una donna del sud, il protagonista ha quattordici anni e suona il violino, scrive versi e ha composto un libretto d’opera ispirato ad un episodio del Don Carlos di Schiller; Tonio ha gli occhi scuri ed i lineamenti meridionali, si perde nei suoi pensieri e non va bene a scuola. Hans Hansen, suo coetaneo, ha tutto quello che lui vorrebbe: è biondo con gli occhi azzurri, è “straordinariamente bello”, sciolto e a suo agio nel mondo in quanto amato da tutti, va bene a scuola e riempie il suo tempo libero con molti sport diversi. Tonio Kröger invidia Hans Hansen e due anni più tardi, dopo essersi allontanato da quest’ultimo, incontra Ingeborg Holm, la quale ha le stesse caratteristiche di Hans e con la quale non riesce nemmeno a parlare a causa del suo continuo guardarsi dentro, a questo suo guardare all’interno delle cose.


Il protagonista vive un arduo dissidio tra il mondo borghese, rappresentato dal padre e dai due ragazzi e con il quale fatica ad entrare in contatto, e il mondo dell’arte, rappresentato dal suo suonare e dal suo scrivere versi con tutte le inquietudini ed i tormenti del mestiere. L’unica a comprenderlo è la sua amica pittrice russa Lisaveta Iwanowna, la quale vede il dissidio interiore di Tonio e non lo esclude, anzi tenta di aiutarlo utilizzando la sua profonda sensibilità propria dell’artista, che la porta a provare forti emozioni.


In una di queste conversazioni, Tonio Kröger va a trovare Lisaveta nel suo atelier a Monaco con mille pensieri in testa ma, quando entra e vede la tela che la sua collega pittrice sta dipingendo, rimane sconvolto: sulla sua tela ritrova il conflitto che aveva lasciato sul proprio tavolo da lavoro, affermando in seguito:


“È strano. Se un pensiero ti domina, lo trovi espresso dappertutto, ne senti perfino l’odore nel vento”



Il conflitto vita borghese-arte rimarrà sempre presente in Tonio Kröger, a maggior ragione dopo che Lisaveta lo definirà come “un borghese fuorviato dall’arte”, non definendolo né borghese né artista. Dopo quella conversazione Tonio decide di viaggiare e di continuare a scrivere opere, le quali saranno molto apprezzate. 14 anni dopo, in seguito ad un breve viaggio nella sua città natale, Tonio Kröger scambia due turisti per i suoi amati Hans e Inge a causa delle loro fisicità e movenze e si rende di essere molto gioioso di vederli felici e spensierati. In questa sua visione felice Tonio comprende come il proprio amore borghese possa fare la differenza nel suo futuro di artista, in quanto riesce ad esprimere meglio dei borghesi normali il conflitto tra vita e arte.


Racconto lungo con grande presenza autobiografica e notevoli influenze della filosofia di Nietzsche e Schopenhauer, Tonio Kröger è come il mare in tempesta con lo stesso conflitto sempre in testa, conflitto che gli ha permesso di conoscere ed accettare il proprio temperamento artistico.


Articolo a cura di: Claudia Crescenzi



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