È morto il calcio delle bandiere: il caso Vlahovic

Il calcio fatto da bandiere non esiste più. Bisogna velocemente dimenticarsi dei vari Totti, Del Piero, Maldini, Zanetti…l’attaccamento alla maglia non conta più.



C’era una volta un calcio di pure e semplici emozioni. Un calcio in cui i soldi e la fama erano sì presenti, ma sullo sfondo, a non farla da padroni. Ma ormai è un calcio perso, proprio come un pallone calciato dalla spiaggia verso il mare in tempesta. Il cuore dei tifosi una volta rappresentava l’ambizione primaria per un calciatore; ora rischia quasi di essere manipolato. Mi spiego meglio: paradossalmente l’odio dei tifosi spesso si trasforma in vere e proprie “shitstorm” sui profili Instagram dei giocatori presi di mira. Il gran numero di commenti generati sotto il post, però, porta il contenuto tra le tendenze, generando quindi una pubblicità. Ed ecco che l’odio si trasforma in profitto.


Ci si è già soffermati in altro luogo sulla forza che i procuratori detengono nei rapporti fra calciatore e società, e su quanto si giochi sui trasferimenti da una società ad un’altra per generare maggiori entrate. (https://www.ilconfrontoquotidiano.com/post/la-forza-dei-procuratori-sportivi?lang=it) Ora è il caso di affrontare un altro argomento cruciale, ossia la fragilità dei contratti a causa delle volontà dei calciatori. Accade spesso che un calciatore, che ad esempio ha firmato un contratto quinquennale, in seguito ad una stagione sportiva disputata in maniera eccellente, chieda alla società di rinegoziare il contratto già due anni prima della scadenza dello stesso. Nel caso in cui le richieste del calciatore risultino elevate o eccessive (come succede spesso), la società rischia di perdere il calciatore a parametro zero, a meno che non assecondi le sue volontà. Altre volte, invece, il giocatore decide di non rinnovare il contratto perché stuzzicato dall’idea di giocare in competizioni più importanti o in squadre di maggior prestigio. La valutazione del cartellino, a questo punto, crolla drasticamente, poiché le volontà del calciatore e la vicina scadenza contrattuale costringono la società ad accettare offerte molto più basse. L’unica speranza che rimane è che le qualità del calciatore siano tali da generare una pazza asta fra i club contendenti.



Le bandiere non esistono più anche perché i procuratori convincono i loro assistiti a cambiare continuamente squadra, in maniera tale da trattenere delle somme dai trasferimenti per loro stessi. Questo è un atteggiamento recentemente denunciato dal dirigente della Fiorentina Rocco Commisso, il quale si è poi soffermato sugli svantaggi che hanno le società nell’investire su giovani talenti. C’è bisogno di creare meccanismi a tutela delle società, che rischiano sia di perdere i loro campioni, senza poter quindi risultare competitive per le zone alte della classifica nei campionati, sia di non guadagnare, dalla vendita dei loro talenti, quanto necessario per reinvestire adeguatamente sul mercato. Ultimo, in ordine cronologico, è il caso Vlahovic, da cui deriva lo sfogo di Commisso, citato in precedenza. Il calciatore serbo avrebbe tra l’altro già avviato i contatti con la Juventus, società nella quale pare voglia trasferirsi. Commisso preferirebbe venderlo ad una squadra estera per non rinforzare una competitor, ma molto dipenderà, per l’appunto, dalle volontà del calciatore. I fischi dei tifosi viola nei confronti dell’attaccante non sembrano toccarlo più di tanto, la carriera pare essere la cosa più importante. Ed un’altra possibile bandiera è, ancora una volta, morta sul nascere.


Articolo a cura di: Mattia Vitale



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