È il visone che parla

Il ciclo DonneDirittiStoria della fondazione Besso si è aperto martedì 16 novembre con un incontro sulle leggi suntuarie che normavano il lusso nel medioevo. Un dialogo appassionato sulle direttive del benessere del Medioevo.



Al via il ciclo di presentazioni realizzato dalla Fondazione Ernesta Besso “DonneDirittiStoria” che analizza il ruolo delle donne nella legislazione nel corso dei secoli. Questo primo appuntamento riguarda le leggi sontuose del medioevo: una lezione a cura della professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli che insegna Storia Medievale all’Università di Bologna in dialogo con la dottoressa Federica Boldrini dell’Università di Parma.


Privilegio, ricchezza e lusso: per questo nascono le leggi suntuarie che hanno regolamentato l’Italia dei comuni per tutta l’epoca medievale.


La professoressa, in dialogo con la dottoressa Federica Boldrini dell’Università di Parma, ci ha spiegato come nel Medioevo fossero redatte leggi per quantificare e qualificare i criteri dei beni di lusso dalla prima metà del Duecento fino al termine del Settecento.

Tali norme avevano lo scopo di disciplinare il lusso ed erano rivolte soprattutto alle donne: erano stabiliti parametri appositi secondo cui i vestiti indossati non potevano presentare più di un numero preciso di colori e lo strascico degli stessi doveva essere compreso in un totale di centimetri (o metri), ad esempio.



Non solo moda: esistevano leggi anche per quanto riguarda i banchetti, il numero degli anelli da portare alle dita, la lunghezza e la durata del percorso funebre e il numero di ceri.

Soltanto bon ton? Assolutamente no! Chiunque fosse stato dichiarato colpevole di non aver seguito le leggi suntuarie, sarebbe stato condannato a pagare una salata multa.


Non solo le donne, soprattutto quelle appartenenti alle classi più agiate, ma anche mercanti, sarti, orefici e tutti i lavoratori nel mercato del lusso dovevano seguire i criteri imposti per legge.

Anche le classi più povere, inoltre, potevano essere direttamente coinvolte in queste dinamiche: chiunque aveva la possibilità di denunciare i “dissidenti” ottenendo, in cambio, anche un compenso, parte del pagamento della multa.


Perché era così importante, nel medioevo, mostrare la propria ricchezza? Nelle varie epoche storiche, proprio come oggi, oggetti di lusso hanno sempre indicato lo status sociale delle famiglie.

Come il visone che era regalato dal marito alla moglie in un periodo di maggiore guadagni: la donna lo indossa a teatro ed è l’oggetto che parla alla collettività.



Tutt’altro argomento, infine, per il prossimo appuntamento di DonneDirittiStoria che si terrà il prossimo 17 dicembre, dedicato all’eroina francese più conosciuta di sempre: “Processo a Giovanna d’Arco. Santa, crossdresser, strumento per l’edificazione di uno Stato”.

Come il primo incontro, anche questo si aprirà alle ore 18 nella sede della fondazione nel Palazzo Besso in via di Torre Argentina 11.


Articolo a cura di: Beatrice Tominic



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